VORREI VIVERE………..MA HO PAURA

con riferimenti all’attuale epidemia di coronavirus

Ci sono tante esperienze che avremmo voluto vivere ma che non siamo riusciti a mettere in cantiere.Perché ad un certo punto qualcosa ci ha bloccato. Cos’ era? Un sentimento che molti definiscono “Paura“. E’ una sensazione che ci paralizza e che si trasforma in panico, a volte. La viviamo come un fastidioso intralcio che non ci consente di fare le scelte che vorremmo. Paura delle situazioni nuove, paura degli altri, paura di aver paura. ma, soprattutto, paura dei cambiamenti, di progettare qualcosa che vada oltre il già sperimentato. Anche se – a volte – la tentazione sarebbe forte. Chi non ha pensato, per una volta almeno, di cambiare vita? lavoro, partner, addirittura nazione: cancellare tutto, uscire dal personaggio che si è recitato finora ed entrare in uno nuovo. Indossare nuovi panni, come fanno gli attori.

“ Non c’è cena tra amici “ – sostiene ironicamente Antonio D’ Orrico nel suo libro “ Cambiare tra amici “ ( Editore Mondadori ) “ che non finisca, come in un giallo di Nero Wolfe, con tutti i convitati riuniti in un salotto a recriminare contro la vita di ogni giorno ed a sognarne un’altra “.

“ La fuga “ – continua D’ Orrico – “ viene studiata nei minimi dettagli. Si consultano complici, si preparano nascondigli. Ma, poi, sul più bello trionfa la solita prudenza, quel maledetto buon senso che ci tiene ancorati al posto di lavoro “. Ma senza andare a considerare le grandi rivoluzioni esistenziali, anche i piccoli cambiamenti fanno paura.

E, adesso, a scatenarla ci si mettono anche i mass – media. Notizie dai toni allarmanti riguardanti questo dannato coronavirus ed i suoi effetti, tutti a casa, scuole chiuse, allarme ovunque, tutto chiuso eccetto che pochi esercenti per provvedere al nostro fabbisogno alimentare giornaliero, supermarket quindi aperti, insieme a farmacie e parafarmacie. Banche e poste e generi di prima necessità aperti. C’e’ comunque sempre una telecronaca nera che preannuncia una schiera di morti e infettati.

L’ attacco alle Twin Towers di Manhattan (11 settembre 2001) ce lo ricordiamo tutti, e scatena ansia, paralizza il nostro sistema, crea sgomento e manda in tilt neuroni su neuroni. Ieri uno sconcertante articolo della Fallaci, ormai cittadina Newyorkese e di Manhattan, riproponeva svariati colpi di scena dell’ attacco dell’ 11 settembre. All’ articolo era dedicata la prima pagina del “ Corriere della sera “ più un intero inserto interno.

Certo, contestabile per molti aspetti (gli afghani che arrivano da noi sono tutti possibili dirottatori – piloti di Boeing 757! – sostiene lei), le sue righe hanno il volto efficace dello sgomento, della paura ed anche della psicosi collettiva in cui gli individui vengono annientati come burro dalla stessa paura. Come panetti di burro, la paura scioglie le nostre difese: servirebbe un ottimo congelatore a refrigerare psicosi troppo azzardate ed uscire dal groviglio ansioso. 

La Fallaci racconta dell’ attacco vissuto quasi in diretta. L’onda d’ urto di quel mattino dell’ 11 settembre ha sconvolto anche la quiete eremitica ed ermetica di questa scrittrice che ormai da anni non si pronuncia più su quasi nulla. Nelle sue righe c’ è l’angosciosa realtà della paura.

Si ha, forse, troppa paura senza dubbio e l’ adrenalina va in circolo troppo velocemente!

Pubblicato da milly

Psicologa clinica, amante musica italiana e rock and blues, arte,letteratura, viaggi. Personalità intimista e dolcemente nostalgica.

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